Marco Testi, per La Civiltà Cattolica, su August Strindberg
- Costanza Ciminelli
- 11 gen
- Tempo di lettura: 1 min
Per tutti i lettori, non solo quanti non conoscessero l'esperienza letteraria del genio svedese, è preziosa la genealogia offerta da Testi: "Quando August Strindberg iniziò a lavorare a quelli che diverranno i Libri blu, era il 1907; la sua fama non era legata solo a La camera rossa o a L’arringa di un pazzo, ma alla sua apparentemente instabile volontà di praticare strade diverse da quelle del positivismo, del materialismo e del naturalismo ottocenteschi. Quell’«oltre» significava scavalcare il pensiero dominante e ritrovare profonde radici nel cristianesimo e nel misticismo, ma per i suoi antichi amici e colleghi voleva dire nonsenso, follia (...)".
Anche per questa ragione, osserva il critico, risulta necessaria l'ardua ma, appunto, doverosa selezione antologica operata dal grande esperto di Strindberg Franco Perrelli, curatore di questa mirabile edizione dei Libri blu per Carbonio, l'editore che da oltre dieci anni lavora, indefettibilmente, alla scoperta e valorizzazione di testi capitali della storia della letteratura mondiale e, nel merito, alla promozione del maestro svedese, dopo Solo (2021), La festa del coronamento (2022) e Il capro espiatorio (2023). Essa, infatti, pone il lettore "di fronte al grande problema della definizione di follia da parte della cultura dominante, o semplicemente di una borghesia più o meno colta, abituata a giudicare secondo il pensiero del tempo".
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