Franco Pezzini, per Carmilla, su August Strindberg
- Costanza Ciminelli
- 19 dic 2025
- Tempo di lettura: 1 min
Si diverte a spiazzare il lettore, Franco Pezzini, aprendo il suo testo critico dedicato al maestro svedese con una citazione d'autore che sembra confliggere, nel contenuto e nel tono, con l'aneddoto che poco oltre egli riporta: la "militanza" politica socialista del drammaturgo in favore dei salariati sfruttati e poco rappresentati, che infatti gli tributeranno i dovuti onori alle esequie, nel maggio 1912.
Una figura controversa, quella di Strindberg, non solo per l'eclettismo dal genio prodigioso, ma anche, appunto, per un carattere inafferrabile, narcisista, moralista, orgogliosamente contraddittorio.
Non stupisce, quindi, prosegue Pezzini la sua attitudine "verso l’occulto e quell’alchimia associata in chiave di trasformazione e conversione spirituale allo stessa forma letteraria dei Libri blu, dove l’autore si mette a nudo come uomo. Nessuno stupore anche considerando la fioritura nella Svezia coeva di Teosofia, Antroposofia e altre dottrine iniziatiche e occulte".
A proposito di alchimia, se non è tutto oro ciò che riluce, l'integralismo religioso “più superstizioso che dottrinario” sarebbe un deterrente alla lettura, che invece merita fiducia, come ricorda il traduttore e curatore Franco Perrelli per "le penetranti indagini psicologiche ai limiti della psicanalisi, [gli] improvvisi (e persino luminosi) squarci di poesia esistenziale, [i] sinceri momenti di sofferta religiosità e nobile riflessione pessimistica (...) oltre ad alcuni poemetti in prosa, che andrebbero annoverati tra le pagine più intense scritte da Strindberg".
L'edizione di Carbonio completa il meritorio lavoro di riscoperta del maestro svedese, dopo Solo (2021), La festa del coronamento (2022) e Il capro espiatorio (2023).
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