Emanuele Trevi, per la Lettura, su Ludwig Tieck
- Costanza Ciminelli
- 14 dic 2025
- Tempo di lettura: 1 min
Un testo critico che si apra con il giudizio critico (il migliore possibile: la perdurante memoria dell'atmosfera intima del romanzo) è di per sé un vanto, ma la prospettiva che offre Trevi, insieme testuale, storico-letteraria e filosofica illumina questo "rincuorante capolavoro" tardo-romantico di Tieck, "il re dei romantici" già protagonista del "circolo di Jena", orientandone la lettura.
Richiamata in breve la vicenda, minima nel suo svolgimento, potente nelle sue implicazioni, il critico colloca l'opera nella sua epoca, il 1839 tedesco, che segna il definitivo passaggio culturale alla supremazia della prosa narrativa, nella direzione "degli spazi domestici borghesi, della vita intima, delle memorie private". Di un individualismo che l'amore legittima e valorizza perché ci mostra "assolutamente chiara quell'intuizione che illumina già la nostra infanzia: che giusto, poetico e vero è soltanto l'individuale, il singolo, l'essere determinato".
Ora, che l'individuale debba di necessità tradursi nell'isolamento assoluto dal consesso umano è la provocazione letteraria di Tieck, il quale, per voce della protagonista Clara, mostra d'altra parte che "esiste anche un pensiero «autentico», o ancora meglio un «pensiero vissuto» , che è come una funzione dell'organismo (...) capace di irrompere all'improvviso nell'essere, come una «vera idea»".
Un'idea che, come la grande letteratura, ha il potere di illuminare il pensiero.
Edito da Carbonio Editore con la traduzione di Paola Capriolo che del testo offre "una versione che definirei tersa e scintillante, capace di evidenziare, di questo capolavoro, sia la tenerezza dei sentimenti sia l'ironia dello scrittore ormai più che maturo".
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