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Chiara Palumbo, per Art a part of culture, su Éric Chevillard

  • Immagine del redattore: Costanza Ciminelli
    Costanza Ciminelli
  • 20 set 2025
  • Tempo di lettura: 1 min
Protagonista di Santo cielo e alter ego del suo autore Chevillard, Albert Moindre vive un'esperienza oltremondana indefinibile se, con le parole di Paolo Di Paolo, il romanzo non è comico-fantastico, "definizione impropria, incongrua o comunque insufficiente", né surreale, il che presupporrebbe "una realtà da inventare, mentre il surreale è già nella realtà, e in ogni caso reale non è solo quel che si vede”.
Né solamente filosofico, sebbene un esistenzialismo pervaso di ironia innervi il nuovo romanzo dell'autore francese meno convenzionale della scena letteraria contemporanea, grazie a "una prosa capace di tenere insieme la precisione del dettaglio e la profondità della filosofia, la leggerezza di un’ironia acuta e l’altezza di una prosa intrisa di poesia (...), di una lingua che in francese come in italiano – merito del traduttore Gianmaria Finardi risuona vitale, musicale e tumultuosa, tra elencazioni che tracciano un proprio ritmo e intuizioni felici".

Recensione integrale:

Maggiori informazioni sul testo e sull'autore:


 
 
 

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