Carlo Tortarolo, per Satisfiction, su J.-K. Huysmans
- Costanza Ciminelli
- 30 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Se il suo nome campeggia nel titolo, eroina protagonista di un'esistenza durissima, pare doveroso aprire la riflessione sul romanzo che ne racconta la storia con un suo breve ritratto: “Marthe era arrivata alla fase in cui i sensi non vivono ormai che di scosse. L’amore impaurito, l’amore che si nutre unicamente di brutalità e di ingiurie, il sistema nervoso teso all’eccesso e che si rilassa soltanto sotto il peso del dolore fisico, le gioie del fango, l’odio intenerito per il maschio che ti frusta, le rivolte furiose contro la propria schiavitù, la gioia di colpire il proprio dominatore a rischio di farsi massacrare da lui la resero quasi folle”.
Queste brevi righe restituiscono la temperatura emotiva di un testo impegnativo, nella volontà di raccontare la banalità, persino la facilità con cui possa darsi una discesa agli inferi tanto profonda. Non occorre poi molto: l'animo dell'uomo, qui si intende precisamente del maschio, è capace delle più orribili nefandezze, in particolare se a danno di una fanciulla indifesa, priva di mezzi, nel bisogno, disadattata.
Una vicenda terribile, un racconto spietato.
Ma l'autore, come il critico acutamente osserva "è spietato soprattutto con la retorica. Quella dell’amore romantico, della povertà dignitosa, della donna “vittima”. Marthe non è innocente, ma neanche colpevole, è soprattutto inadatta. E l’inadeguatezza è una colpa capitale perché la società non punisce il male, punisce chi non riesce a stare al gioco. Lezione sempre attuale".
Resterebbe da chiedere (anche a Tortarolo), di quale gioco esattamente si stia parlando, e chi ne abbia definito e poi truccato le regole. Oggi come allora.
Recensione (e anteprima):
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