Beatrice Magni, per Doppiozero, su Lucie Colliard
- Costanza Ciminelli
- 16 giu
- Tempo di lettura: 1 min
Douarnenes, 1924. Il canto delle sardinières.
Una pagina magnifica, molto sentita, privata e insieme di grande respiro civile e rigorosa, tecnica, è dedicata da Beatrice Magni a un testo piccolo e potente pubblicato la prima volta un secolo fa, come resoconto di una pagina fondamentale della storia francese, e dovremmo dire universale, poiché legata al riscatto, alla dignità, alla ribellione allo sfruttamento.
"Mi piacciono molto le fotografie, perché non sono quasi mai un semplice supporto di argomenti, discorsi, ragionamenti: sono fatti reali, corpi reali, vite reali, poste davanti agli occhi di chi guarda. C’è una fotografia, scattata a Douarnenez nel novembre del 1924, che sembra contenere in sé l’intera grammatica di una rivoluzione. Non vi compaiono barricate, né fucili, né bandiere issate sopra edifici conquistati. Si vedono, invece, donne: molte donne, compatte, serrate l’una all’altra, i capelli raccolti nelle cuffie bianche bretoni (le coiffes Penn Sardin), i visi duri e lo sguardo severo di chi ha conosciuto il sale, il freddo, la fatica, l’obbedienza e poi, a un certo punto, ha smesso di considerarla un destino ineludibile".
Edito da inTransito, il volume ospita le tavole artistiche di Frans Masereel (1889-1972), tratte dalle sue novelle grafiche e dai suoi lavori xilografici.
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