Walter Catalano, per Pulp Magazine, un omaggio a Carbonio Editore
- Costanza Ciminelli
- 25 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Visioni spietate di ieri, crudeltà di oggi. La crudeltà che ha sollecitato l'arguzia intellettuale di Carbonio è forse la stessa che ne ha decretato l'immeritata chiusura, inspiegabile e molto sofferta, per quanto mi riguarda - mi si perdonerà l'inusuale nota personale.
Una casa editrice che per un decennio ha cercato, curato e promosso libri di rara bellezza, per pregio letterario, radicalità di visione, capacità transculturale di volgere il pensiero molto oltre i confini delle geografie ordinarie, di rafforzare lo spirito fin dalle radici, dalle origini più profonde, oltre il cielo stellato.
Una riflessione analoga, se pure da un osservatorio professionale diverso dal mio, che sono stata così attivamente e lungamente partecipe della vicenda editoriale dell'editrice, la propone l'amico e critico esperto Catalano, osservando come vi sia qualcosa di "beffardamente appropriato nel fatto che uno dei libri più belli pubblicati in Italia negli ultimi anni porti in copertina il nome di una casa editrice che ha chiuso le attività il 31 marzo (2026)".
Uno dei libri più belli. Una delle case editrici migliori.
Conforta un po' osservare come il libro possa essere comunque letto, e come questa esperienza editoriale abbia lasciato un segno indelebile, se pure piccolo, persino minimo. Chi ha letto le pagine scelte, tradotte, curate e rilegate da Carbonio, se ne ricorda: storie incisive, fulminanti, poetiche, straordinarie.
Come questa raccolta di Racconti crudeli del simbolista (visionario, decadente) francese Auguste de Villiers de L’Isle-Adam, pubblicata nel 1883 e ancora attualissima nella capacità di smascherare il patinato modello borghese devoto al denaro e all'apparenza, e di sovvertirlo sul terreno dell’inganno semantico, con "stile ricercato (...) e sguardo impietoso", inquadrando "la crudeltà di una società prodromica del peggio che sarebbe arrivato. Ai nostri giorni, per esempio".
Chissà se è poi davvero questione di crudeltà. Il sospetto fondato è che la dominante siano l'insipienza, la banalità, la pigrizia intellettuale. Carbonio ha chiuso perché la sua proposta era raffinata, intelligente, mai omologata, indipendente.
"Certi esperimenti di civiltà", osserva Catalano "non trovano terreno fertile in questo paese".
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