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Giacomo Giossi, per IL MANIFESTO, su Franz Bartelt

Immagine del redattore: Costanza Ciminelli
Costanza Ciminelli
3 set
Tempo di lettura: 1 min

Analisi amara, ma sottile e vigilissima, quella di Giossi su Il femore di Rimbaud pubblicato da Prehistorica Editore (traduzione di Alice Laverda e Lamberto Santuccio). L'articolo non entra solo nel merito del romanzo e della poetica dell'autore, ma anche sul senso della letteratura di per sé, in un'epoca che sembra aver bypassato lo stesso concetto di presente sguazzando in un'eterna quanto misera attualità.


«Quello che resta della letteratura, sembra così avvertire l’autore francese, è non solo nelle piccole cose e nei margini di un immaginario ormai sempre più in trappola del consumo e della produzione, ma nei residui che segnalano la presenza di una possibilità ancora viva di ritrovare vecchi riferimenti, certezze ormai bruciate sull’altare di una contemporaneità tutta votata in verità più all’attuale come termine da tirare all’infinito che a un consapevole presente».


Link alla pagina della recensione integrale (scansione):


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