Benedetta Marietti dialoga, per Pianeta de Il Corriere della Sera, con Pierre Jourde
- Costanza Ciminelli
- 26 feb
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In occasione della rassegna letteraria Testo, alla Leopolda di Firenze, il grande autore francese racconta il suo lavoro, affrontando alcuni motivi fondativi del suo ultimo romanzo, Dalla montagna perduta, pubblicato da Prehistorica, che chiude il ciclo narrativo dedicato ai paesaggi dell’Alvernia: la montagna come radice e come ferita, simbolo di un mondo arcaico perduto, i rituali e le stagioni, il rapporto tra il paesaggio e la realtà.
Osserva Jourde: "Un tempo il villaggio era popolato da cavalli, mucche, capre, galline; si viveva in autosufficienza, con il maiale d’inverno, l’orto, i conigli. Oggi dominano i congelatori e l’agricoltura industriale, con allevamenti intensivi lontani dai centri abitati. Le piccole aziende familiari sono destinate a sparire. Finché, all’alba, sento ancora il passaggio delle mandrie verso il pascolo; ma so che verrà il giorno in cui, purtroppo, quel suono non accompagnerà più le mattine".
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