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Angelo Ferracuti, da Olso, per la Lettura, su Frode Grytten

  • Immagine del redattore: Costanza Ciminelli
    Costanza Ciminelli
  • 12 apr
  • Tempo di lettura: 1 min

Il suo ultimo romanzo mescola documentarismo e fantasmi; per questa ragione il norvegese Grytten è detto «il pittore della prosa».


Tra le molte osservazioni possibili su un libro che rimane, come solo le migliori prose poetiche sanno fare, una riguarda la scrittura che, eclettica, abbraccia molti generi, dal romanzo breve ai racconti, alla poesia, ed è capace di "fare delle parole un'armatura".

Altrove si parlerà di una "scrittura chirurgica", di un "ritmo coinvolgente".

Di rado un congedo è stato tanto intenso e lirico.

Forse per via del fatto che il tempo «si frammenta, si spezza, ritornano fatti remotissimi; (...) gli aspetti temporali si mescolano, si confondono perché quelli sono i meccanismi del ricordo». Il romanzo è anche un fine vita lirico.


Il giorno in cui Nils Vik morì del norvegese Frode Grytten, ha vinto il Premio Brage 2023, uno dei premi letterari nazionali più importanti.

Recensione integrale:

Ulteriori informazioni:


Pubblicato in Italia da Carbonio Editore con la traduzione di Andrea Romanzi, scandinavista e accademico.

 
 
 

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