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Manlio Triggiani, per Barbadillo, su Auguste de Villiers de l'Isle-Adam

  • Immagine del redattore: Costanza Ciminelli
    Costanza Ciminelli
  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 1 min

Pare utile offrire, anzitutto, una breve introduzione su un autore francese di grande fascino, ma purtroppo misconosciuto in Italia: Auguste de Villiers de l’Isle-Adam.

Scrittore visionario, drammaturgo e poeta decadente vissuto tra il 1838-1889, è tra i più importanti esponenti della letteratura francese del secondo Ottocento. Malgrado l’indole riservata, fu ammirato sodale dei maggiori intellettuali dell’epoca, da Baudelaire a Huysmans, Wagner e Mallarmé. Tra i suoi lavori più importanti, i Contes cruels (1883) e il romanzo L’Ève future (1886), i racconti di Tribulat Bonhomet (1887), i Nouveaux contes cruels (1888) e il dramma teatrale Le Nouveau Monde (1883). Testi che meritano di essere riscoperti.


Di questa ennesima perla del ricco forziere Carbonio Editore, Triggiani evidenzia la capacità dell'autore di innovare il discorso narrativo. Questi suoi racconti crudeli sono "un’opera da gustare su più piani. A esempio, quello dei contenuti antiborghesi e di critica della società e del modello politico sposato dalla Francia del tempo che ben presto si diffonderà in tutta Europa. Altro aspetto: la chiarezza e l’eleganza della scrittura di Villiers che arricchiscono la narrazione e richiamano alla mente le opere di Edgar Allan Poe anticipando, nel contempo, alcune tematiche di H. P. Lovecraft".


Recensione integrale:

 
 
 

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