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Lorenzo Mazzoni, per il Fatto Quotidiano, su Siang Lu

  • Immagine del redattore: Costanza Ciminelli
    Costanza Ciminelli
  • 22 gen
  • Tempo di lettura: 1 min

Mentre ci interroghiamo quotidianamente sulla crisi conclamata dell'Occidente, un libro ci racconta il collasso dell'Oriente, a partire dalla cultura che ne intride il sistema produttivo. Siang Lu ci ricorda, infatti, che le città che abitiamo sono il riflesso dei nostri mostri interiori.

Grazie all'ottima traduzione di Eva Allione, il romanzo distopico Le città impossibili è un meccanismo narrativo sofisticato, capace di restituire una modernità smarrita, falsa, sanguinaria. Lo stigma che cala come una ghigliottina sulla testa di Xiang, reo di essersi attribuito la traduzione realizzata da una app, e la discesa agli inferi che ne consegue, sono la prova dell'ipocrisia contemporanea.

"Il libro è una Spoon River di cemento e algoritmi" - osserva Mazzoni - "una mappatura di luoghi che esistono solo perché un regista visionario o un imperatore paranoico hanno deciso di scambiare la finzione con la Storia".


Un altro piccolo capolavoro della preziosa eredità Carbonio.


Recensione integrale:


 
 
 

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